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DIRETTAMENTE DAL COSTRUTTORE

Via Mestrina, due condomini al posto del rudere

MESTRE È vicina la svolta per il celebre rudere di via Mestrina. La società 2M Costruzioni ha firmato con il proprietario Vincenzo Scattolin, un preliminare di acquisto dell’area che confina con il giardino pubblico che porta in piazza Barche e prevede di arrivare al rogito per fine anno. Nel frattempo ha già pronto il progetto firmato dall’architetto Giuseppe Di Loreto dello Studio Da Vinci, per realizzare due condomini da 14 appartamenti ciascuno, più una sessantina di garage, una volta finita la demolizione del fabbricato che fino alla metà degli anni Ottanta ospitava un’officina.
«È un’operazione da oltre 10 milioni di euro», fanno sapere dalla 2M, spiegando che l’iter amministrativo della pratica è già in corso e, salvo intoppi, l’obiettivo è avviare il cantiere nella prossima primavera. Sarà, questo, l’intervento più importante per la società guidata da un giovane rampante, Mattia Campagnaro, 32enne originario di Robegano, pronta ad investire qualcosa come 25 milioni di euro nel prossimo quinquennio per costruire ben 10 condomini di alto livello in diverse parti della città, contribuendo a riqualificare le zone dove sono stai previsti. Il primo della serie viene inaugurato oggi, alle 18.30, alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, al civico 15 di via Catalani tra la Miranese e il parco del Piraghetto, dove sono stati ricavati 10 appartamenti su cinque piani. Nell’occasione 2M, presente lo stesso Scattolin, illustrerà il suo business plan e la filosofia del suo intervento. Un altro cantiere è già partito in via Monteverdi, tre stanno per essere avviati a Carpenedo in via Nievo (non distante dalla rotonda Garibaldi), via Vallon e via Lavaredo, uno in via Longhi a Zelarino, mentre un altro iter amministrativo è in corso per via Bissuola, vicino al parco. Una bella sfida per la 2M, che in 17 anni di attività ha finora realizzato 208 unità abitative per 18.720 metri quadri. Quelle previste in via Mestrina metteranno fine al lungo braccio di ferro tra il privato e il Comune. Una vicenda nata nell’85 quando Scattolin comprò l’ex officina in un lotto da 1.860 metri quadri, trovando l’opposizione dell’amministrazione ad alzare le volumetrie da 6.600 metri cubi a 8.400 e anzi vedendosele poi ridotte a 3.100. A quel punto iniziò una battaglia legale finita anche con una condanna per la demolizione nel frattempo avviata e a cui seguì lo stop del Comune, finché Scattolin vinse l’ultimo ricorso ottenendo alla fine dell’estate scorsa il permesso di costruzione..

(articolo preso da: Il Gazzettino di Alvise Sperandio)